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In un anno più di 50mila hanno attraversato il gran labirinto di grotte e percorsi che alcuni milioni di anni or sono fu creato da acque impetuose e diventato per un poco teatro. Si recita "L'inferno di Dante" realizzato da Domenico Maria Corrado e dai suoi molti compagni attori, scenografo (Mario Paolucci), costumista (Maria Pennacchio), artisti a immaginare e realizzare sculture, videoinstallazioni, luci e suoni (Ciro Vitale, Pierpaolo Patti, Franco Polichetti, Matteo Plantamura). La colonna sonora del percorso è firmata da Enzo Gragnaniello.
Sognatori capaci di addentrarsi nel gran labirinto buio per trasformare tutto in visione colorata quanto di meno concreto esista al mondo, l'Inferno. Riletto poi attraverso i versi di Dante Alighieri. Proprio quelli che ci lasciammo alle spalle negli anni, lontani o vicini, del liceo. Con tanto di "sommo poeta" a raccontare come e perché "nel mezzo del cammin di nostra vita...". Versi e anche conversazioni più lievi e prosaiche, con Virgilio e Caronte "con gli occhi di bragia" che esce fuori all'improvviso dalle acque scure facendo sussultare gli spettatori che arrancano cercando i propri frammenti di memoria. Con il racconto struggente e disperato dell'amore di Paolo e Francesca, con Farinata degli Uberti e Pier delle Vigne che chi se li è mai potuti dimenticare. E con diavoli sputafuoco e diavolesse dagli sguardi perversi. Un po' gioco e un po' lezione. Ma resa leggera come un viaggio fantastico, iniziato scivolando piano sulle acque scure del fiume che, unico caso del Sud, attraversano le profondità delle grotte. La barca si muove silenziosa, il gruppo di viaggiatori si guarda intorno rapito dalla bellezza di quanto sta vedendo.

“Per me si va nella città dolente..." stalattiti che scendono minacciose nel loro eterno silenzio, stalagmiti che si sollevano dal suolo come grida disperate. Fiammelle inquiete brillano nella maestosa grandezza delle grotte in cui compaiono improvvise le anime erranti, attori per dire qualche verso e svanire via rapidi nel buio, diventatati colonne di pietra. Sale dal soffitto basso e chiaro da cui pendono migliaia di mammelle pietrificate in un estremo incontro affamato. Il Conte Ugolino ripete all'infinito la sua disperazione. Più avanti una somma di orrori del nostro tempo è l'inferno nostro contemporaneo. Poi si esce fuori "a riveder le stelle". Chi applaude, chi si ferma e ringrazia. Ritorneranno presto a Pertosa.

Giulio Baffi
Da Repubblica.it
(27 settembre 2007)

Per informazioni:

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Inferno di Dante nelle Grotte di Pertosa

 

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